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Venezia, il design e la lentezza nell’ora d’oro della Fondamenta. Le sorelle Micheluzzi e Agnese Lunardelli in conversazione

10 settembre 2020, Vino Vero, Fondamenta della Misericordia, Venezia

Parole di Claudia Malfitano

Immagini di Camilla Glorioso

L’orario dell’aperitivo nella Fondamenta della Misericordia è anche conosciuto come “l’ora d’oro”, che i Veneziani scherzosamente chiamano “Golden Hour” per trasmettere ai turisti stranieri quanto questo momento sia prezioso.
Infatti la luce è particolarmente dorata e riposante, e quando passiamo di qui prima di cena fermarci a fare aperitivo sulla riva si impone come un obbligo morale.
Una volta seduti, il colore del vino ci sembrerà più ricco, i nostri visi più sani nelle foto scattate in questa luce perfetta, e anche la conversazione non potrà che prendere una strada interessante.
Tra i molti bar della Fondamenta, il nostro punto di riferimento è sicuramente Vino Vero che serve vini naturali di grande ricerca e cicchetti gourmet.

Ci sembravano motivi sufficienti per ambientare qui la nostra prima conversazione di Venice for per la quale abbiamo invitato le sorelle Elena e Margherita Micheluzzi (Micheluzzi Glass) a scambiare opinioni su Venezia e il design con Agnese Lunardelli (Lunardelli Venezia).

Come siamo arrivate dove siamo oggi.

 

Margherita: mi ricordo esattamente il momento, era fine del 2018, verso Natale, anche se poi abbiamo iniziato a produrre realmente nel 2019. Noi siamo cresciute insieme a nostro padre che lavora il vetro da tanti anni…

 

Elena: …col negozio sotto casa, a gestione familiare, e mia mamma che ha sempre lavorato con mio papà e noi cresciute nella bottega.

 

Margherita: in più a casa abbiamo un sacco di vetri di papà, o anche di suoi amici dell’ambiente, e quindi siamo cresciute con il vetro. Ci sembra quasi naturale: in casa lo usiamo in modi diversi…

 

Elena: …abbiamo tutti questi oggetti di vetro che poi finiamo per usare nei modi più strani, mettendoci dentro delle cose…

 

Margherita: e questo è il nostro passato. Poi noi chiaramente abbiamo preso le nostre strade.

 

Elena: … entrambe volevamo andare via quindi abbiamo fatto delle esperienze all’estero prendendo due strade diverse, lei nella moda e io nell’arte contemporanea, io lavorando nelle gallerie e lei nel settore online della moda. Due strade sempre creative ma molto diverse in un certo senso.

 

Margherita: Il lavoro di nostro padre ci ha sempre appassionato tantissimo, ma dicevamo sempre “è lui che lo fa, è il suo nome” (Micheluzzi ndr), e non ci sentivamo di proseguire il suo lavoro a meno che non ci fosse venuta una idea nostra per non fare una replica di quello che fa lui.

 

Elena: e neanche pensavamo ci potesse venire un’idea nostra. Lui ci diceva: chissà che le figlie continuino… Margherita all’epoca lavorava per un magazine…

 

Margherita: …Cabana magazine, un magazine di interni molto bello affiancato da una linea di homeware…piatti, bicchieri, tovaglie, e tra le altre cose vendevamo bicchieri di Murano. E mi sono detta, anche io li voglio fare!

In alto a sinistra: da sinistra a destra Margherita Micheluzzi, Elena Micheluzzi, Agnese Lunardelli. Courtesy of Camilla Glorioso

 

Elena e Margherita Micheluzzi sono le figlie dell’artista veneziano del vetro Massimo Micheluzzi.
Elena ha studiato filosofia all’università Ca’ Foscari di Venezia e alla Sorbona a Parigi, laureandosi con una tesi in estetica. Ha lavorato in gallerie d’arte contemporanea come Massimo de Carlo e Simon Lee per oltre sei anni. Margherita ha studiato moda allo IED (Istituto Europeo di Design) e svolto svariati lavori nel campo della moda a Milano fino ad approdare al settore online con esperienze presso Yoox, Farfetch e Cabana Magazine. Dal 2018 hanno fondato Micheluzzi Glass, linea di bicchieri e vasi in vetro di Murano disegnata e prodotta da loro, in vendita nel loro negozio veneziano e online.

Elena: allora siamo andate da nostro padre e gli abbiamo detto, “dai papà facciamo dei bicchieri”…lui ci ha detto, “Se vi viene in mente un’idea venite con me in fornace e proviamo a fare un bicchiere” – non vedeva l’ora di portarci in fornace. E da lì abbiamo provato a fare: siamo andate due, tre volte in fornace e in modo del tutto naturale sono venute fuori delle cose. Da lì è nata una piccola collezione e nostro padre ci ha dato uno scaffale nel suo negozio per esporla e venderla e la cosa è cresciuta sempre più.

 

Margherita: Al momento eravamo entrambe a Londra.

 

Elena: Ma più cresceva la passione per questa cosa e il progetto funzionava, più ci siamo decise a dedicarci e a lasciare entrambe i lavori che avevamo: Margherita è tornata qua, io dividendomi tra Londra e Venezia, e poi sia dal punto di vista della lavorazione del vetro che del progetto siamo cresciute e il fatto di essere giovani rispetto a nostro padre ed aver lavorato nella moda e nel mercato dell’arte contemporanea ci ha permesso di aprirci anche ad altri canali: abbiamo fatto il sito web, sia nostro che suo, visto che non lo aveva mai fatto, abbiamo fatto il profilo Instagram… Per cui c’è una collaborazione per cui lui aiuta noi tantissimo a crescere insegnandoci quello che sa e noi diamo a lui degli input su delle cose più moderne e tecnologiche. La chiave di tutto è stato trovare una nostra idea per iniziare. Le nostre cose a differenza di quelle di nostro padre sono oggetti più piccoli, non scultorei, ma belli e preziosi che esaltano il vetro col suo gioco di riflessi. Hanno superfici molate e incise che danno all’oggetto una tattilità particolare nonostante le forme siano semplici e invitino all’uso. Quindi rispetto agli oggetti più scultorei ed artistici di nostro padre, sono degli oggetti decorativi, funzionali, domestici e femminili. Più collezionabili, economici e vicini al design.

 

Agnese: Io avevo seguito già le orme di mio papà quando avevo 19 anni perché non mi sono laureata. Quando mi sono diplomata Geometra sono stata quasi convogliata nel sistema, che comunque mi apparteneva perché sono cresciuta a “pane e trucioli” nell’azienda di famiglia. Appena ho messo piede in azienda a 19 anni ho apportato dei cambiamenti innovativi al sistema di mio padre, che di fatto era molto artigianale tradizionale: per esempio, per fare le tabelle di lavorazione dei prodotti, serramenti e arredamenti, usavano non la carta o tanto meno il computer, ma delle tavole di compensato scritte a penna. Quindi ho deciso di usare il primo pc dell’epoca, l’M24 della Olivetti appena uscito l’abbiamo comprato noi a Fossalta di Piave. É sempre stata una mia prerogativa quella di avere saldo l’amore per il legno trasmessomi da mio padre tanto da non riuscire a vedermi a fare qualcos’altro nella mia testa, ma di declinare quella passione in modo più moderno e diverso. Mio padre è morto nel 2009 e il mio modello di business fino ad allora era stato solo di produzione di serramenti e arredamenti su misura e su richiesta del cliente. Mentre in me stava nascendo l’idea di produrre una linea di cose di legno che mi piacessero e che esprimessero la bellezza del legno, una linea di design ispirata al legno di Venezia, da dove aveva tratto origine l’attività di mio papà e per la quale ho sempre avuto un amore fortissimo. Pur non avendo mai abitato a Venezia il mio pensiero è sempre stato proiettato a possedere qualcosa di Venezia. E volevo rappresentare Venezia in qualche maniera diversa. E vedendo quanto ciarpame viene venduto a Venezia, come le gondole di plastica ed altri oggetti tristi, volevo dare alla città qualcosa con un valore diverso. E rappresentare l’idea di Venezia tramite un oggetto di valore per dare valore anche all’attività che si svolge in questa città che non è solo un museo ma è una città in cui si fanno delle belle cose, ci sono mestieri, anche con una declinazione più moderna. Per fare rinascere Venezia attraverso i mestieri.

In alto a sinistra: da sinistra a destra, Margherita ed Elena Micheluzzi. Courtesy of Camilla Glorioso

In alto a destra: Agnese Lunardelli. Courtesy of Camilla Glorioso

 

Agnese Lunardelli ha iniziato a lavorare nell’omonima azienda di famiglia di Fossalta di Piave che dal 1967 produce ed installa serramenti e arredamenti in legno di alta qualità. Ha frequentato la Berlitz School in Gran Bretagna e negli Stati Uniti dal 1985 al 1995, ed è attualmente Socio amministratore della Lunardelli est.1967 dove si occupa di attività commerciali con il mercato veneziano, italiano e i mercati esteri, Russia e Stati Uniti.
Nel settembre del 2018, in occasione della Venice Glass Week, Agnese ha lanciato il brand “Lunardelli Venezia” per il quale collabora con designer e artigiani per esprimere la varietà di talenti e creatività offerti dal territorio veneziano, ma anche per esplorare tecniche di produzione innovative con materiali della tradizione locale: il legno, il vetro di Murano, i tessuti. La sua missione è di restituire alla città l’ospitalità ricevuta da Lunardelli Est.1967 negli anni, aprendo il proprio spazio e laboratorio a collaborazioni con molti altri artigiani e artisti dando loro una piattaforma unica.

Margherita: Purtroppo tanti ragazzi lasciano Venezia perché non credono di poter fare un lavoro a qui, ma non è vero. Con un po’ di buona volontà e inventiva è possibile. A Milano e a Londra c’è di più di tutto, e istintivamente uno pensa di andare lì, ma c’è anche più competizione.

 

Agnese: Io ad esempio nel mio spazio durante la Venice Fashion Week o altri eventi ho sempre dato spazio per altre persone che vogliono esporre i loro prodotti ai lori clienti nella cornice di Venezia. E riescono a vendere! Gli spazi comuni non sono solo in terra ferma o a Milano, sono anche qui. Il mio laboratorio a Venezia è un laboratorio aperto dove idealmente diversi mestieri e artigiani si possono trovare. Fare sinergia, a rotazione. Perché credo nel fatto che queste realtà artigianali debbano rimpossessarsi di questa città.

 

Elena e Margherita: Perché sono proprio loro ad aver fatto questa città. Infatti questo si riflette ancora nei nomi delle zone di Venezia: Campo della Lana, Calle del Fenestrer etc etc É una tendenza che sta tornando, anche se in modo nuovo e rivisitato.

 

Agnese: Venezia non è un luogo solo per il terziario, tutti avvocati e architetti, ma anche per artisti e creativi, ispirati dalla città.

 

Margherita: E anche gli architetti fanno fatica qui perché possono fare solo conservazione e ristrutturazione e non hanno libertà di costruire.

 

Elena: Si ed in campo creativo, è una città che ispira.

 

Agnese: Ci siamo fatti prendere dalla globalizzazione e c’è un appiattimento. Dobbiamo invece avere il coraggio di inventarci delle attività e delle esperienze diverse per promuovere e comunicare le nostre aziende, questa è la mia idea.

 

Elena: Venezia è la città più bella del mondo, abbiamo il potenziale per attirare tutti qui, e invece di farlo in modo osceno con offerte scadenti che attirano masse, dovremmo farlo in modo diverso.

 

Agnese: Anche la comunicazione deve essere innovativa, avere un contenuto forte…c’era un professore a Ca’ Foscari, il professor Rullani che diceva una ventina di anni fa: “Prepariamoci perché la globalizzazione porterà un appiattimento e noi che non siamo grandi saremo sopraffatti e moriremo tutti. Ma se voi riuscirete ad agganciare il vostro prodotto o il vostro servizio al territorio e il vostro territorio è unico come Venezia, non dovrete avere paura di nulla”. Con questo input che ho interiorizzato, ho sempre promosso i miei prodotti all’estero e sono stata ascoltata di più di quanto lo siano state realtà più grosse. E la concorrenza era pazzesca. E nelle mie missioni imprenditoriali in Cina, Giappone, Stati Uniti, Brasile avevo più probabilità di essere ascoltata perché ero di Venezia. E lì ho capito che raccontare Venezia era importante.

 

Margherita: E dobbiamo offrire qualcosa di diverso altrimenti la gente si stuferà di venire qui.

 

Elena: Dovremmo offrire delle cose di qualità.

 

Agnese: E farla vivere 12 mesi all’anno!

 

Elena: Anche perché il tipo di turismo che attiriamo sta modificando la città sia per quanto riguarda i negozi che la questione abitativa. Sta diventando tutto molto commerciale.

 

Margherita: Stiamo dando ai turisti quello che loro chiedono alla fine…

 

Agnese: ..perché non sono abituati a chiedere altro, vanno educati. É per questo che ho deciso di creare il nostro spazio a Venezia: è una fatica importante ma dà delle soddisfazioni creare una cultura diversa e un’offerta diversa.

 

Elena: Infatti se c’è un’offerta di cose di qualità, se crei qualcosa di diverso, di bello, la gente lo apprezza…

 

Agnese: Ma dobbiamo farle conoscere, è così che si innesca un meccanismo virtuoso di un turismo diverso.

 

Elena: Per questo è bella questa iniziativa (Venice for) di collegare queste attività e unirle in itinerari che permettono di conoscerle e creare una comunità di eccellenza.

 

Cin cin alle donne!!

In alto a sinistra: da sinistra a destra Margherita Micheluzzi, Elena Micheluzzi, Agnese Lunardelli. Courtesy of Camilla Glorioso

L’oggetto di design veneziano per eccellenza.

 

Margherita: la venezianità è qualcosa che abbiamo solo qui, e per noi l’oggetto di design per eccellenza è il vetro.

 

Elena: Perché è quello che conosciamo, ci è vicino, e di Murano ce n’è una sola nel mondo. Il vetro non solo si presta ad essere rivisitato ma può essere anche applicato ad altri mestieri e contesti, nei gioielli, nel design insieme al legno.

 

Agnese: Infatti i nostri oggetti sono di legno e vetro! Sono convinta che l’oggetto di design veneziano per eccellenza debba essere fatto da un mix di materiali che esprimano sia la competenza del territorio nel modellare i materiali e ispirarsi a delle forme che siano caratteristiche di questa città ed essere un design per tutti, non di elite. Un design diverso e per tutti perché Venezia è fatta da culture diverse e stili diversi ma è sempre stata per tutti. E deve essere vivo e molto aperto.

Di cosa ha bisogno Venezia oggi.

 

Elena: Per prima cosa Venezia ha bisogno di ripopolarsi di Veneziani o di chiunque voglia viverci sempre. Che si ripopoli di residenti. Ha bisogno di vita vera, sempre, non solo nell’alta stagione turistica. Questo vorrebbe dire nuovi progetti, nuove idee, nuovi lavori, e inventarsi cose da fare qui.

 

Margherita: Qui è più difficile inventarsi cose da fare, ma questo comporta usare ancora più creatività, inventiva e coraggio.

 

Elena: Si ci sono sicuramente meno grandi aziende in cui cercare lavoro, e serve quindi un po’ di iniziativa personale.

 

Margherita: Nelle grandi città ci sono più startup per esempio, che fanno cose nuove, ma spesso legate alla tecnologia e alla produzione di servizi. A Venezia magari potrebbe essere nel campo della creatività e dell’artigianato!

 

Elena: E poi servirebbe maggiore protezione, non solo da parte dei Veneziani ma di tutti. Perché per quanto la città abbia bisogno di essere vissuta, bisogna anche tener conto della fragilità di Venezia e c’è necessità di preservarla e trattarla bene. Dovrebbe esserci un comitato internazionale che se ne occupa: Venezia è un bene mondiale e dovrebbe esserci una “colletta” mondiale quando viene colpita da tragedie come l’acqua alta etc..

 

Agnese: Sono d’accordo con voi. Venezia può cambiare in meglio. Vorrei che fosse una Venezia convinta del proprio valore. I veneziani in prima persona stanno svendendo pezzetti di città, affittandosi le case su airbnb invece di viverci o darle in affitto; non è solo colpa della politica ma anche delle scelte dei cittadini. É inutile bloccare le concessioni dei negozi e obbligare un veneziano a non dare in cessione la propria licenza… Tutti dicono che Venezia è scomoda per vivere e lavorare, ma invece Venezia deve essere l’oasi in cui si rallenta. Un posto che ti costringe a cambiare ritmo. Io vedo Venezia come un posto in cui si può lavorare, ma soprattutto trovare la pace, il rifugio dalla frenesia delle grandi città. Dove devi camminare, ritrovare una dimensione umana che ti permette di creare. Non è per la massa, che porta confusione. Qui trovi la pace e rallenti oppure vai altrove.

 

Elena: Intanto con la storia del COVID tanta gente sta tornando a Venezia dall’estero e chissà che si fermi qui…

 

Margherita: Bisogna dare le case ai residenti!

In alto a sinistra: i cicchetti di Vino Vero in senso orario dall’alto: maionese, misticanza e gambero aromatizzato al bergamotto; petto d’anatra, salsa al mango e petali di fiordaliso; crema di ceci alla curcuma, piovra alla piastra e salicornia; melanzane fritte e stracciatella; crema di blu allo zafferano, funghi shitake e aneto. Nei calici: Sampagnino Rosa di Vini Bulli.

I posti del cuore a Venezia.

 

Margherita: Per vicinanza e abitudine il nostro posto di riferimento per fare aperitivo in famiglia è Schiavi. Viviamo e lavoriamo nello stesso palazzo e alle 7 scendiamo tutti giù a fare aperitivo da Schiavi!

 

Elena: Un altro posto che ci piace, diverso dal bacaro tradizionale, è Combo, ai Gesuiti. É un posto che consigliamo molto anche agli amici che vengono a Venezia. É un posto nuovo con uno spirito giovane ma in un contesto bellissimo veneziano.

 

Agnese: Quando vengo sono sempre di corsa ma mi piace molto Casa Cappellari vicino a Rialto, un ristorante nuovo aperto un anno e mezzo fa. É un posto raccolto dove mangiare cose prelibatissime, sia tradizionali che innovative. E ovviamente amo mangiare il gelato alle Zattere da Nico, quando voglio farmi un regalo.

 

Elena: Come spazio d’arte direi Le Stanze del Vetro, che tra tutti i musei veneziani che ci sono è l’unico che tratta il vetro, un elemento per noi fondamentale. Essendo relativamente nuovo, ha uno spazio bellissimo e moderno e fanno delle mostre stupende sia di vetro veneziano che internazionale. Adesso c’è una mostra sul vetro americano in dialogo con quello veneziano. É gratuito e adesso ci sono degli eventi legati alla Glass Week. Fa quasi strano pensare che a Venezia fino a qualche anno fa un museo del vetro e un evento dedicato al vetro non esistessero! E quindi a parte il riferimento attuale alla Glass Week, Le Stanze del Vetro sono sì fuori dagli itinerari classici, perché a San Giorgio alla Fondazione Cini, ma una tappa importante per chi vuole scoprire il vetro di Venezia e senza andare a Murano.

 

Agnese: Invece a me piace molto la Casa dei Tre Oci. Innanzi tutto hai una vista di Venezia da fuori, e riesci ad osservarla nella sua pienezza. É uno spazio bello in cui mi sento accolta, senza la soggezione che a volte certi palazzi antichi veneziani incutono. É intima e ha una visuale unica. Cosa esiste di più bello!? Poi ci sono dei serramenti di legno particolari, che abbiamo restaurato noi! Il lido di Venezia invece è il mio posto del cuore. Sarà il verde, il mare, i tramonti che si vedono là, al lido mi sento bene.

 

Margherita: Il lato del lido che dà sulla laguna è pazzesco.

 

Elena: Il nostro posto del cuore è la barca. Perché in barca puoi vedere tutta la città da un punto di vista diverso e perché in barca ci porta sempre nostro padre. Abbiamo provato a imparare a guidarla da sole, quando nostro padre ce l’ha regalata intorno ai nostri 18-20 anni, eravamo impavide e scorrazzavamo per la laguna con la nostra pattanella, ma adesso ho perso la mano e ho paura! Quando ci porta nostro padre è un’altra cosa. Alla fine le vere strade di Venezia sono i canali, e la città è fatta per essere girata in barca. E quando sono sulla barca mi scatta qualcosa per cui anche se sono nata e cresciuta qui, non riesco a smettere di fare foto col cellulare.

 

Margherita: E ti accorgi che girarla in barca è tutta un’altra cosa rispetto a girarla a piedi, la circolazione è totalmente diversa e ti sembra di vivere un’altra città!!

 

Elena: Che sia in gondola, battello o barca, va vissuta così. E ti permette di vivere tutto quello che c’è al di fuori di Venezia intesa come isola principale: tutte le altre isole della laguna.

 

Agnese: C’è tutto un altro mondo di isole, che io ho scoperto vogando!

 

Margherita: Anche quello è un altro modo di scoprire Venezia che andrebbe provato, ma purtroppo il remo non mi sta in forcola!

 

Agnese: ma sì, ho imparato io! Quando ho iniziato non mi stava su il remo e l’istruttore mi diceva: “Agnese è come fare la polenta”

 

Margherita: ma a me la polenta viene sempre coi grumi!

 

 

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